mercoledì 5 novembre 2008

Liberazione 04/11/2008 - pg. 19

Bologna: «Cosa succede, cosa succede in citta…»?
Tiziano Loreti*
Ho atteso fino ad ora a prendere parola per far sì che la discussione sulle prospettive del Prc per le prossime elezioni amministrative (aprile 2009) a Bologna e provincia fosse il più possibile libera da condizionamenti da parte del gruppo dirigente della Federazione di Bologna e, segnatamente, del Segretario.

Credo che, dopo che il Cpf ha definito una propria posizione, ora sia venuto il momento per esprimere pubblicamente il mio punto di vista.

Allo scorso congresso provinciale ho cercato di mettere a fuoco quella che mi pareva l'elemento determinante del nostro agire politico nelle fasi successive.

Il continuare il percorso e la ricerca della rifondazione comunista con la sua originalità e autonomia od eliminarli, trasformando il Prc in un altro soggetto politico: o su una base puramente ideologica identitaria o sulla base di una generica idea di sinistra senza qualità.

In entrambi i casi si tendeva a separare i due termini, cioè rifondazione e comunista. La rifondazione senza comunismo ha come orizzonte un nuovo centro-sinistra, una nuova alleanza subalterna al Pd in un'ipotesi che vede il governo come fine e non come mezzo.

Infatti dalla contestazione dei palazzi siamo passati all'accomodamento all'interno degli stessi; dal 'governo come mezzo' siamo passati al 'governo come fine', cioè al governismo.

Abbiamo praticato 'la riduzione del danno' (peraltro mai realizzata), introiettando l'idea - non nostra - che non ci fosse la possibilità di rompere: trovandoci così - in una condizione di crescente separazione tra politica e società - dalla parte sbagliata.

E' nell'insieme, nella somma di segno negativo di questi fatti, che siamo stati percepiti come socialmente inutili; a partire da ciò siamo stati puniti politicamente col voto; in tutto questo possiamo ritrovare le ragioni fondamentali della drammatica sconfitta del 13-14 aprile 2008.

In questo scenario il rilancio del Prc sta prima di tutto nella ricostruzione della sinistra sociale, a partire dall'opposizione al governo Berlusconi e a tutte le politiche liberiste. Non esiste alcuna ingegneria politicista o organizzativista che possa supplire a questa necessità.

Il governismo ha prodotto danni non solo dentro il parlamento, ma prima di tutto e soprattutto nei governi locali e nei territori. In quei luoghi, dove tanti oggi dicono che non siamo più radicati e presenti, dove si costruisce il senso e la materialità della convivenza tra donne e uomini, tra nativi e non nativi.

Dove o si riesce a costruire l'alternativa di società e un partito dal certo e forte radicamento - culturale e politico - nella società, o passano risposte di destra e reazionarie alla crisi del liberismo e della globalizzazione.

Dentro questo ragionamento, l'esperienza bolognese ha assunto, nostro malgrado, un'esemplarità nazionale ed il ruolo di laboratorio, anticipatore di scelte diffuse in tutto il Paese.

La sicurezza cofferatiana - quella che sarà del partito dei sindaci e del Pd veltroniano - è in realtà il cavallo di troia che contiene il nuovo disegno di società: fatto non a matita, ma a colpi di maglio.

Una sorta di modernizzazione che massacra l'intervento sociale di un'amministrazione e ne abbatte i costi (salvo che nel finanziamento alle scuole private e ai grandi, faraonici e inutili progetti infrastrutturali), riconsegnando all'impresa privata - non alla comunità delle cittadine e dei cittadini - la ricchezza e il potere di cambiare il volto della società e del territorio.

Una società nella quale i governanti dicono "arrangiatevi…e se non ce la fate, peggio per voi".

Sono convinto che abbiamo fatto bene, a contrastare questa operazione, a cercare di impedire che il cavallo venisse fatto passare entro le mura. Quando in città il sindaco ha aperto la discussione sulla questione della legalità, ci è apparso (anche se non a tutto il partito e non a tutte le forze della sinistra) sin dall'inizio chiaro che, al di là delle intenzioni ispiratrici, nella sostanza, si trattava di legittimare l'intensificazione delle tradizionali forme di repressione di tipo penale ed amministrativo, e nel ricercare un forte consenso politico e sociale a questo tipo di operazione.

In poche parole si trattava di indirizzare le ansie e le insicurezze individuali su terreni simbolici come il timore verso la 'criminalità', gli immigrati, la devianza in senso lato, rappresentati nell'immaginario collettivo come fenomeni dai quali difendersi, come minacce alla convivenza civile.

L'ossessione securitaria, la proposta di uno sviluppo senza limiti in un mondo limitato, la ricerca di una globalizzazione e di un liberismo 'dal volto umano', l'invenzione del generico cittadino/consumatore quale sostituto della divisione in classi e del conflitto sociale, sono temi sui quali l'elettorato ha dimostrato di preferire l'originale (il Pdl) alla brutta copia (il Pd).

Inutile cercare di sfuggire a un dato che la realtà ci impone: il primo banco di prova per un partito così ridefinito è lo scontro politico in vista della tornata elettorale amministrativa della prossima primavera.

La nostra iniziativa contro le politiche portate avanti da Cofferati non è mai stata una battaglia che riguardava la persona, cioè un'anomalia rispetto a quanto invece voleva un'altra parte del Pd. Infatti, nessuno degli ex dirigenti Ds o Dl ha levato voce di contrarietà quando il sindaco ha sgombrato con le ruspe i rumeni sul lungo Reno, o ha inaugurato la stagione dei sindaci sceriffo a livello nazionale. Anzi, quelle posizioni sono diventate patrimonio del Pd e ancora oggi sulla sicurezza non vedo una posizione così differente da quella della destra.

Certo la scelta di ritirarsi di Cofferati è un fatto politicamente rilevante, ma non è condizione sufficiente per modificare il nostro giudizio sul Partito Democratico e non può tanto meno far riemergere la chiamata al 'fronte comune' contro le destre o la sirena del voto utile.

Su cosa si fonda la nostra proposta programmatica per il prossimo mandato?

È per me condizione imprescindibile l'investimento economico e politico sulle questioni sociali: cultura, casa, scuola, sanità, stato e sicurezza sociali, immigrazione, questione giovanile, questione ambientale, sicurezza del e sul lavoro, lotta alla precarietà, cultura.

Io penso a una costruzione del programma che sorga attraverso una rete di relazioni con cittadini, associazioni, movimenti, centri sociali, sindacati; che fissi i punti del programma di governo e ne declini l'articolazione, le tappe e i tempi.

La proposta è l'apertura di un tavolo con tutta la sinistra sociale e politica, per verificare la possibilità - senza quindi esiti scontati - di costruzione di una proposta programmatica comune, sulla base della quale aprire un confronto con tutta la città ed anche con il Pd.

Una proposta in grado di rappresentare al meglio l'opposizione al cofferatismo piddista e la volontà di far crescere un'altra idea di città in tutte le sue variegate articolazioni.

Dentro a queste articolazioni ci sta anche la lista Bologna Città Libera (quella chiamata riduttivamente 'Lista Bifo-Monteventi').

Con queste/i compagne/i ci siamo spesso trovati fianco a fianco nelle lotte sostenute in questi anni a Bologna, ma, proprio per questo, voglio ricordargli che non hanno loro (come non abbiamo noi) "l'esclusiva" dell'opposizione; che in questi anni "loro" hanno condiviso la strada con tanti e tante militanti di Rifondazione ed ora non ci/gli si può dire che non vanno/andiamo bene perché siamo identitari e che il rispetto delle identità e delle differenze vale sempre.

Essere "altro" non significa essere "meglio" se vogliamo che percorsi differenti si intreccino nella comune battaglia per la trasformazione radicale dell'esistente. Sappiamo che ci sono tanti temi comuni. Dobbiamo lavorare su questi per rendere il più efficace possibile questa battaglia per l'umanità contro la barbarie.

Questo nostro partito negli anni passati ha vinto la lotta per la sopravvivenza e l'esistenza, per grande merito delle compagne e dei compagni e dalla convinzione che una grande idea non muoia, anche quando sembra che tutto sia perso.

Partire da quell'idea per ripartire dalla rifondazione comunista.

Un percorso non di auto-sufficienza, ma in rapporto continuo con i movimenti e la società, in una rete di relazioni dove apprendere e insegnare, dove costruire percorsi di liberazione collettiva e individuale di genere, di classe, di donne e di uomini.

Un partito che discute, elabora, lotta e fà società. Costruisce socialità, produce culture e sapere critico, mette in rete esperienze di lotta.


*segretario provinciale Prc-Se di Bologna

venerdì 17 ottobre 2008

SCUOLA: UNA LOTTA ESEMPLARE.

Per prima cosa vorremmo ringraziare, con tutto il cuore, le tante compagne ed i tanti compagni, con la tessera di Rifondazione in tasca, che in questi giorni eccezionali stanno incarnando la spina dorsale di questo movimento sociale.
Ess* stanno interpretando l’idea della rifondazione comunista che ci piace: attivist* del conflitto, intern* ai movimenti, capacità di costruire rete e di rovesciare anche dentro il partito la ricchezza espressa dalla lotta.
Ma è proprio di questa ricchezza che vogliamo parlare. La vertenza in difesa della scuola pubblica (o per meglio dire della pubblica istruzione) è, nel bene e nel male, paradigmatica. Ci parla di varie questioni che proviamo ad elencare sommariamente.

1 – E’ UNA LOTTA DI COMUNITA’.
Lo è oggettivamente, in quanto trasversale alla composizione sociale e portatrice di bisogni dei diversi soggetti sociali che la agiscono (insegnanti e personale a rischio licenziamento, genitori che abbisognano di una istruzione di qualità, donne che sul tempo pieno hanno costruito la propria autonomia, student* incastrat* tra l’essere bull* ed indifferenti e l’essere in guerra gli uni con gli altr* per un futuro incerto).
Il decreto-legge Gelmini mette quindi in discussione un modello sociale e di relazioni interpersonali che in questi decenni si era sostanzialmente consolidato ed era stato in grado di resistere anche agli attacchi già tentati dai precedenti Governi (compreso quello Prodi). Un modello che aveva contribuito alla capacità di resistenza all’immiserimento, prodotto dal dispiegarsi della globalizzazione neo-liberista, degli strati sociali subordinati nel sistema produttivo
Ma lo è anche dal punto di vista soggettivo. E’ una lotta di comunità perché, dentro al procedere del conflitto, produce e costruisce comunità. Una comunità resistente, solidale, multietnica, amorevole, compiutamente democratica.
E’ questo un elemento da mettere bene a fuoco perché, a nostro parere, gli elementi comunitari che si costruiscono, possono più facilmente permanere nella società, a prescindere dall’esito della specifica lotta e parla a tutta l’Italia.

2 – E’ UNA LOTTA TERRITORIALE.
Anche questa lotta non sfugge al rovesciamento di funzioni ed importanza dei territori rispetto al potere centrale. E’ prevalentemente una vertenza metropolitana.
Non in senso puramente geografico, ma perché materialmente la messa in discussione di un determinato modello sociale ha ricadute più pesanti nelle grandi città (dove, solo per fare un esempio, il tempo di trasporto da casa al luogo di lavoro ha un impatto notevole sul tempo dei/delle/ cittadin* ed avere un luogo in cui oltre alla vigilanza sui figli si ha anche l’idea che si esercitino alla socialità sana ed a un futuro qualitativamente migliore, rende meno stressata la vita dei genitori).
Questa articolazione del conflitto può essere certamente anche un limite allo sviluppo positivo dello stesso, ma la capacità di interrogarsi su come superare i limiti (lo zapatista “camminare domandando”) è anch’esso elemento che rende fondamentale questo movimento.

3 – E’ UNA LOTTA CHE GUARDA AL FUTURO.
Questa vertenza, ovviamente, parla del futuro non solo perché si tratta della scuola dell’obbligo. Ne parla perché mette in discussione l’impianto culturale della destra e dei suoi scendiletto (PD-IDV)
Dal punto di vista culturale, degli stili di vita, la destra lavora ad una società disciplinata e normalizzata dalla quale espungere l’idea stessa del dissenso e della pratica del conflitto, mascherandosi – come in questo caso – dietro la necessità di ridurre i costi per “razionalizzare” il servizio.
Così la campagna d’odio contro i fannulloni di Brunetta, quella sulla crisi di Tremonti, quella razzista della Lega trovano oggi compimento nel decreto legge Gelmini, anch’essa paradigma del governo della destra.
La difesa della scuola pubblica rimette in discussione tutto questo.
Dice che resistere è possibile. Ma parla anche di un altro mondo possibile, cioè della possibilità concreta nello sviluppo della lotta di costruire concretamente altro dal dominio sulle persone.
Questo conflitto comunitario, territoriale, futuribile ed indipendente considera la scuola, la pubblica istruzione come un bene comune.
Non quindi nell’antagonismo dei termini “privato contro statale” (cioè comunque proprietà di qualcuno fuori dai soggetti direttamente interessati), ma nell’accezione più profonda della parola comune: un bene di tutte e tutti, di ciascuno e di ciascuna che deve essere condiviso perché diritto universale, diritto di libertà e di liberazione.

4 – E’ UNA LOTTA INDIPENDENTE ED AUTONOMA.
La nascita e lo sviluppo della mobilitazione ha – con tutta evidenza – la stigmate dell’indipendenza e dell’autonomia.
Prima di tutto autonoma dal “sistema dei partiti”. Da questo punto di vista lil nostro essere “extra-parlamentari”, paradossalmente, ci aiuta facendoci percepire come non compromessi col governo o con la “fintemendativa” opposizione PD-IDV.
Indipendente perché la piattaforma e le modalità di lotta sono scelte in prima persona dai soggetti coinvolti, a prescindere dalle indicazioni dei propri partiti o delle proprie organizzazioni di appartenenza.
In uno dei momenti di più bassa presenza della sinistra politica, si determina una mobilitazione con numeri inaspettati da chiunque.
Questo, di nuovo, parla anche a noi.
Ci dice che discutere di alleanze politiche, dovunque si discuta, con il PD o no è argomento fuori dalla realtà.
Ci dice che il nostro impegno, tutto il nostro impegno, deve essere esercitato nello stare in basso a sinistra. Nell’agire in modo indipendente e non subalterno lo scontro con il PD.
Ci dice che, anche in questo caso, il Partito Democratico è “opposizione di sua maestà” e partito conservatore ed inutile.
Ci dice che la lotta si può costruire solo senza pensare o chiedersi cosa farà il maggior partito dell’ex centro-sinistra (ma d’altra parte non fu così anche per il movimento contro la guerra?).
Ci dice, alla fin fine, che non possiamo – in questo periodo definito - che essere all’opposizione perché siamo opposizione.
DOPO L’APPELLO: un primo contributo alla discussione………………

RILANCIARE RIFONDAZIONE RILANCIANDO IL PROCESSO DELLA RIFONDAZIONE.
Provo ad esprimere qualche idea sinteticamente, per punti.
1) Il disastroso esito elettorale rende evidente che il processo di unità della sinistra fatto in modo oligarchico ed avendo come orizzonte il governo e l’essere l’ala sinistra di una coalizione con il PD non funziona ed è, all’opposto, controproducente.
2) Lo stesso risultato ci parla però anche di altre cose, a mio parere più profonde. Come tutti sappiamo il voto è la fotografia di quanto è già avvenuto nella società precedentemente.
Quello che ha rivelato è:
- che la coscienza di sé come classe non si determina più nei luoghi di lavoro ma, piuttosto nel territorio e nella relazione che ciascuno ha con esso;
- che precarietà e neo-liberismo globalizzato sono davvero il nuovo volto del capitale, cioè non sono concretamente transitori o congiunturali e la composizione sociale e politica di classe è già mutata radicalmente;
- che questo moderno sistema di sfruttamento si definisce come crisi continua e questo produce solitudine lavorativa e esistenziale, sofferenza, paura e stress nell’inconscio collettivo;
- che il sistema di disciplinamento della vita è l’asse centrale su cui si è già costruito il sistema di comando sul lavoro;
- che il nuovo sistema mondiale di divisione del lavoro non riguarda più i confini nazionali, ma attraversa i territori costruendo nuove mappe della devastazione del pianeta;
- che, per tutto questo, l’idea di rappresentanza (politica e sindacale) è in crisi – non so se irreversibilmente e le lotte di comunità ed il conflitto alto/basso diventano sempre più i luoghi di ridefinizione di destra e sinistra.
3) Penso che ridurre le motivazioni di ciò che è accaduto esclusivamente alle scelte della SA o di Bertinotti sia insufficiente ed autoassolutorio.
Ovviamente una graduatoria delle responsabilità esiste, ma è al contempo vero che nemmeno i peggiori corvi che si auguravano un insuccesso elettorale che facesse saltare il progetto di SA (ci sono stati anche questi), avevano previsto un simile cataclisma. Esiste quindi anche un livello di responsabilità collettiva.
4) Credo anche che il giudizio che si da sul Partito Democratico sia un altro degli elementi dirimenti del nostro futuro agire politico.
C'è chi ha detto che il PD è un partito di centro-sinistra che guarda troppo al centro e che, di conseguenza, il nostro compito è quello di fargli girare lo sguardo verso sinistra.
Io non sono d'accordo.
Il PD è un progetto coerente con l’americanizzazione della società.
Un soggetto multiforme che si relaziona alla società individuando nel cittadino consumatore il proprio referente generalizzato, che dimostra capacità di inglobare interessi e lobby di ogni genere, che corona il processo di spoliazione della politica della stessa possibilità della trasformazione sociale, che evoca una partecipazione mistificata che esalta la personalizzazione.
La sua forza consiste nella totale sintonia con l’atomizzazione della società e con l’idea del governo come gestione dell’esistente. Un progetto insidioso perchè travolge le forme della politica legate alla rappresentanza di interessi sociali e perchè espunge il conflitto dalla dialettica democratica riducendolo a una lobby fra le altre, ben più potenti, o semplicemente espellendolo dalla politica ufficiale, creando così tra le altre cose, le premesse per la sua criminalizzazione.
In una politica sempre più separata, con governi impossibilitati a produrre reali mutazioni sociali ed economiche, il PD può essere una potente calamita per il consenso elettorale dei cittadini privati della loro soggettività sociale e preda, a causa della solitudine, anche delle peggiori regressioni securitarie e razziste.
Penso che la sfida con il PD si possa dare e vincere in tempi lunghi con un paziente lavoro sociale, con il conflitto, avviando processi di riaggregazione, aprendo spazi pubblici e riconnettendo tutto con una rappresentanza politica fortemente antagonista e libera da ossessioni elettoralistiche e soprattutto dall’idea di essere la “sinistra di governo”.
5) Credo che al centro della riflessione in vista del prossimo congresso ci debbano essere alcune grandi questioni, collegate fra loro, sulle quali pensiamo non ci sia sufficiente chiarezza e che costituiscono il cuore delle scelte che tutti/e siamo chiamati a fare: il governo, il processo di unità della sinistra, la democrazia nel partito, i movimenti.
Ed a questi punti sono intrecciati altri grandi temi, fondanti del progetto costruito al Congresso di Venezia.
La nostra riflessione deve riporre al centro la ricerca sulla non violenza, non come elemento di accettazione dei limiti della democrazia formale, ma come scelta soggettiva di pratiche di conflitto e modalità di organizzazione che non riprendano specularmene i tratti del dominio del capitale sul lavoro e comprendano, invece, elementi di realizzazione concreta di quella critica di un potere senza “palazzi d’inverno” da conquistare. Cioè le modalità di costruzione dell’alternativa di società.
Una riflessione, questa, che non può prescindere dalla ricerca continua di un circuito virtuoso in cui il binomio conflitto/consenso si sviluppi a partire dalla rottura del principio della delega e sviluppi forme di partecipazione conflittuale dal basso e di autogoverno.
Che indaghi e riprenda la riflessione sulla forma odierna del neo-liberismo globalizzato della precarietà esistenziale e del lavoro e sulla composizione sociale e politica del Nuovo Movimento Operaio.
Capace di riprendere a ragionare su nuove forme di lotta, efficaci ed utili, dentro le trasformazioni sociali in atto e di affrontare la crisi della rappresentanza che investe tutte le forme di organizzazione – politiche e sindacali - del movimento operaio storico a partire dalla messa in discussione della separatezza tra l’agire sindacale e l’agire politico.
Dentro questo percorso sta’ anche la ripresa dell’iniziativa da parte nostra dentro i movimenti.
Non ho condiviso ieri e non condivido oggi le posizioni, che pur rispetto, di chi nel partito si è opposto alla sperimentazione del Governo ed al progetto della Sinistra Europea in ragione della negazione del movimento come luogo privilegiato della lotta contro il capitalismo contemporaneo, in ragione cioè di una concezione salvifica della collocazione di opposizione nel quadro politico e soprattutto di una concezione fissa e tradizionale dell’identità comunista.
Ma, con altrettanta convinzione, non condivido l’idea che spesso si sente del PRC come partito che dialoga con i movimenti, ne è la cerniera o, peggio ancora, ne è la rappresentanza.
In questo approccio vedo una singolare specularità con le posizioni più identitarie e che tendono a riaffermare la supremazia politica del partito rispetto ai movimenti sociali.
Credo invece che la scelta strategica di internità ai movimenti significhi, appunto, l’esserne una parte – con un proprio progetto politico ed una propria storia – che con le altre “parti” si confronta e cerca con testardaggine e pazienza di costruire spazi pubblici condivisi in cui le molteplici forme di lotta e partecipazione si fanno rete e progetto “unitario e plurale”.
Le lotte sociali, il conflitto sociale non si cancellano. Hanno alti e bassi, percorsi complessi e trasformazioni profonde.
Il poderoso ciclo di lotte di comunità che investe tutto il nostro paese è lì a dimostrarlo e questo mi spinge anche a ritenere che l’intuizione sul conflitto alto/basso come alternativa a quello destra/sinistra proposto da Fausto Bertinotti, vada visto non solo come minaccia per la “sinistra politica”, ma anche come possibilità per la trasformazione della stessa, come occasione di uscire dai propri recinti e rimettere in discussione i valori del capitalismo sviluppista e comunque questo sia il terreno di confronto per la sinistra sociale.
Vedo in atto un processo degenerativo, che del resto è stato ben individuato anche nella Conferenza di Organizzazione di Carrara, che ha visto la questione del governo e del quadro politico, tanto locale quanto nazionale, conquistare la primazia nella discussione e nell’attività della nostra organizzazione, quasi ci fosse una sorta di rivincita nei fatti della vecchia concezione separata della politica, con tutto il contorno di lotte correntizie intestine tese alla competizione elettorale come fine ultimo della attività politica.
La mia idea è che, qui ed ora, il percorso della rifondazione comunista e la forma-partito che ci siamo dati siano ancora elementi preziosi ed ineliminabili.
Non rivendico un’autonomia autosufficiente del Prc, ma una sua differente visione delle funzioni.
Si tratta di ribaltare radicalmente la concezione del nostro partito come rappresentanza della società, per non far rientrare dalla finestra il concetto di un tutto che ingloba l’intera molteplicità dei soggetti sociali. Significa agire il partito come spazio pubblico particolare (intendendolo cioè, come parte di un tutto), come spazio pubblico di sperimentazione della democrazia dal basso e messa in rete delle esperienze di autogoverno, uno dei luoghi di costruzione dell’alternativa di società. Attrezzare il partito come spazio pubblico.
Aprire questo percorso significa per l’intanto rendere conseguente lo stile interno di vita a quanto reclamiamo per la società. Cancellare questa sorta di doppia verità “togliattiana” che ancora alberga tra noi per essere quello che si dice e quello che si fa.

Alessandro Bernardi

APPELLO

Siamo compagne e compagni che in questi anni hanno lavorato nei conflitti sociali, nei movimenti e in Rifondazione Comunista.
Abbiamo condiviso un percorso, che aveva fatto di Rifondazione Comunista un progetto originale, sia nel campo delle forze politiche italiane che in quello internazionale.
Abbiamo visto nel progetto della Sinistra Europea il tentativo di costruire una soggettività nella quale le identità politico-culturali potevano arricchirsi, contaminarsi, ma anche rilanciarsi senza essere cancellate o dichiarate “fuori corso”.
Abbiamo condiviso la scelta, dopo i grandi movimenti locali e nazionali da Genova in poi, di provare la strada del governo per tentare di invertire le tendenze dell’ultimo ventennio. Ma lo abbiamo fatto consapevoli che era una possibilità e che sarebbe stato necessario lottare per vincere le resistenze dei poteri forti e dei nostri stessi alleati di governo.
Per tutti questi motivi siamo critici sia sul modo con il quale siamo stati al governo e nelle istituzioni sia sulla natura politicista dell’attuale processo di unità della sinistra.
Ormai è chiaro che nell’esperienza di governo abbiamo finito con il praticare la “riduzione del danno” ed abbiamo introiettato l’idea, che mai ci era appartenuta, che non ci fosse la possibilità di rompere. E’ così che nella crescente separazione fra politica e società ci siamo trovati dalla parte sbagliata. Ed è così che di fronte ad un tale fallimento è comparsa la scorciatoia del superamento di Rifondazione Comunista e di un’unità verticistica con altre forze dal chiaro impianto governista ed elettoralista. Proposta che ha finito con inibire maggiormente e definitivamente la possibilità di presentare il conto al governo in occasione del decreto sul welfare e sulle pensioni, come pure avevamo deciso di fare, anche prevedendo un referendum di massa sulla nostra permanenza al governo nell’autunno scorso.
Il ventilato “superamento” di Rifondazione Comunista, la politica dei fatti compiuti senza una discussione partecipata, l’ambiguità, su questioni dirimenti, del processo unitario, hanno gettato nello sconforto molte/i compagne/i dentro e fuori il PRC.
Noi non ci riconosciamo nella formula ambigua “soggetto unitario e plurale”, dietro alla quale si nascondono posizioni diverse e forse perfino contrapposte, con la quale il gruppo dirigente nazionale del partito ha conservato l’apparente unità necessaria a fare, in modo oligarchico, scelte fondamentali senza nessuna discussione.
Siamo, invece, interessati ad una discussione congressuale chiara, senza reticenze, in modo che ogni iscritto/a possa veramente decidere del futuro, della linea strategica del PRC e della sua stessa esistenza.
Non ci proponiamo di dare vita ad una cordata nella maggioranza o ad una ennesima corrente di minoranza.
Pensiamo si possano unire coloro che, avendo condiviso e sostenuto negli ultimi congressi le scelte della maggioranza, sono critici con le scelte del gruppo dirigente di questi ultimi due anni. Vogliamo partecipare al dibattito congressuale con l’esplicito obiettivo di riprendere e rilanciare la rifondazione comunista.
Non consideriamo l’autonomia politico-organizzativa del PRC come un impedimento o un freno al processo unitario a sinistra. Al contrario vogliamo che il processo vada avanti su solide basi politiche e partecipative, ma senza rimuovere e ignorare le differenze profonde sul piano politico e teorico che esistono su temi fondamentali come il governo e il rapporto con il Partito Democratico.
Siamo consapevoli che il nostro partito vive una crisi e non ne vogliamo ignorare i limiti. Ci era sembrato, con la conferenza d’organizzazione di Carrara, che si fosse imboccata la strada giusta per cominciare ad affrontarli e risolverli. Ma abbiamo visto, con preoccupazione crescente, negare nei fatti quanto deciso a Carrara, in favore di una gestione, da parte del gruppo dirigente, improntata ad un uso strumentale del partito e della militanza per fini decisi da pochi, come si è ben visto in occasione della formazione delle liste elettorali.
Ma sappiamo per esperienza, e per nostra stessa testimonianza, che sempre le compagne e i compagni di Rifondazione, nei momenti più difficili, hanno saputo trovare energie inaspettate e la voglia di esistere collettivamente.
Facciamo appello a tutte/i le compagne/i interessate/i a salvare e rilanciare il PRC, il suo progetto innovativo ed originale, a lavorare per l’unità di una sinistra antagonista ad unirsi dal basso per discutere insieme, liberamente, fuori dalle ristrette logiche delle cordate della maggioranza e dalle correnti di minoranza che, fino ad ora, hanno impedito una vera e partecipata discussione dentro e fuori il PRC.
L’analisi della globalizzazione capitalistica, la partecipazione alla nascita del movimento mondiale altermondista, l’individuazione di una profonda crisi della rappresentanza e più in generale della politica, la critica del potere, l’idea dei limiti di un partito politico, la critica dello stalinismo e del concetto di formazione di avanguardia, la non violenza e la disobbedienza come pratica del conflitto, ed altre cose ancora, ci hanno arricchiti/e e ci hanno fatto sperare nella possibilità di cominciare a praticare veramente la rifondazione comunista.
Metteremo quindi a disposizione questo sito/forum aperto per riprendere la discussione generale e tematica su questi temi.
Dopo la campagna elettorale, nella quale siamo state/i tutte/i impegnate/i, troveremo insieme i modi e i tempi per continuare la discussione e per preparare la battaglia congressuale.
Chiunque voglia partecipare a questa discussione e alla battaglia può, fin d’ora, sottoscrivere questo appello e iscriversi a questo sito.
Grazie e buon lavoro.

Tiziano Loreti – segretario provinciale PRC/SE Bologna
Alessandro Bernardi – responsabile movimenti PRC/SE Bologna
Ramon Mantovani - direzione nazionale PRC/SE
Pamela Conti - resp. comm. lavoro e segr. circolo tlc PRC/SE Bologna
Luca Marini - PRC/SE Montemurlo (PO)
Italo Di Sabato - resp. Osservatorio nazionale sulla repressione PRC/SE
Ferdinando Napolitano - Impiegato Gruppo Unicredit Paderno Dugnano (MI)
Antonio Corrado - capogruppo PRC/SE Comune di Busto A. (VA)
Marica Porta - Circolo PRC/SE "Palestina Libera" Molfetta (BA)
Salvo Scuderi - PRC/SE Catania e membro CPR Sicilia
Mario Gabrielli Cossu - segr. Circolo PRC/SE "E. Berlinguer" Bruxelles
Roberto Ferrario - Circolo PRC/SE di Parigi
Marco Sironi - già segretario Federazione Bergamo PRC/SE ora candidato alla Camera per la Sinistra Arcobaleno
Luca Fontana - segretario Circolo "Che Guevara" PRC/SE Roma
Emanuele Modugno - membro segreteria provinciale PRC/SE Brindisi
Alessandro Bonacchi - consigliere PRC/SE Circoscrizione Prato Sud e membro Cpf
Danilo Barreca - Fed. PRC/SE Reggio Calabria
Alessandro Vinci - consigliere prov. PRC/SE Oristano e membro del Cpf
Giuseppe Pelli - segr. Circolo PRC/SE "R. Menchu" Roma X Municipio
Enrico Mandelstam - Direttivo Circolo "Karl Marx" - Londra (UK)
Eleonora Casula - segreteria regionale PRC/SE della Sardegna, area diritti civili e migrazioni, e CPF OristanoAldo Binosi - Segretario PRC/SE Mola di Bari e Cpf Bari
Federico "Ciaccio"- Federazione PRC/SE Oristano
Andrea Ronchi - membro Cpf PRC/SE Bologna
Andrea Lai - segr. Circolo "E. Berlinguer" PRC/SE Sassari
Mauro Rossetti - Prc Rho
Paolo Pantaleoni - Resp. movimenti segr. fed. PRC Rimini
Gianluca Rossi - segretario PRC Lagonegro(PZ)
Odorici Marco, Capogruppo Consigliare PRC Comune Casalecchio di Reno (Bo)
Giancarlo Galletti - Circolo Ipercoop e segreteria prov. PRC/SE federazione PU
Raffaele Emiliano - GC fed. Francavilla Fontana (BR)
Valentina Zangheri - Coord. prov. GC fed. Rimini
Nicoletta Cogoni - Coord. prov. GC fed. Rimini
Christian Picucci - Circolo PRC/SE "B. Pagnozzi" fed. di Roma
Marco Consolo - Dip. Naz. Esteri PRC/SE
Gianni Monti - Cpf fed. Firenze PRC/SE
Angela Lombardi - Cpn e segreteria reg. Basilicata
Antonio Grilletto - Prc/se Molise
Nora Tagliazucchi - membro Cpn PRC/SE
Emanuele - fed. Prato PRC/SE
Paolo Gastaldo - il sogno che continua
Nicola Kountouris - Circolo LOndra PRC/SE
Roberto Alessandrini - membro segr. Circolo Viareggio PRC/SE
Alfredo Maria Rossi - membro Cpf fed. Bologna PRC/SE
Vanessa Savoni - segr. Circolo di Ceccano e membro Cpf fed. Frosinone PRC/SE
Umberto Terenzi - asses. Ceccano e membro Cpf PRC/SE fed. Frosinone
Laura Iacopini - Cpr Toscana PRC/SE
Antonio Deriu - Circolo PRC/SE "A. Frammartino" Bonorva (SS)
Luca Guidi - Circolo Viareggio PRC/SE
Alessandro D'Amore - fed. Pescara PRC/SE
Sergio Spina - Capogruppo PRC/SE Cons. Prov. di Bologna
Marco Rossi - GC fed. di Rimini PRC/SE
Claudio Ortale - Consigliere PRC/SE Municipio 19 di Roma
Leo Bragliani - segr. Circolo territoriale Terre d'acqua "Marcos" fed. di Bologna PRC/SE
Paola Ferroni - pres. CDG Circolo territoriale Terre d'acqua "Marcos" fed. di Bologna PRC/SE
Pierangelo Pancaldi - membro CDG Circolo territoriale Terre d'acqua "Marcos" fed. di Bologna PRC/SE
Riccardo Torregiani - membro segr. prov. Firenze PRC/SE
Manuela Giugni - membro Cpf fed. di Firenze
Alessandro Vinci - capogruppo cons. prov. PRC/SE Oristano
Accardo Gero -- membro segr. prov. Trapani PRC/SE
Patrizia Venturi - segr. Circolo PRC/SE Marzabotto (BO)
Stefano Forleo - fed. PRC/SE Monza e Brianza
Marzia Mascagni - membro segr. prov. PRC/SE Bologna
Ferruccio Nobili - Circolo "Che Guevara" fed. Roma PRC/SE
Claudio Buttazzo - fed. PRC/SE Bologna
Rossella Giusti - PRC/SE Viareggio
Pasquale Sisto - membro segr. Circolo PRC/SE Guglionesi (CB)
Pietro Melone - Circolo PRC/SE "Che Guevara" Campobasso
Antonio Dalò - membro segr. Circolo PRC/SE Palata (CB)
Salvatore Boriello - segr. Circolo PRC/SE Centro Storico di Isernia
Omar Laurino - PRC/SE fed. di Napoli
Leone Condemi - membro dirett. Circolo PRC/SE Lazzzaro (RC)
Iannetta Carla - Circolo PRC/SE "Che Guevara" Campobasso
Melone Francesca - Circolo PRC/SE "Che Guevara" Campobasso
Melone Valentina - Circolo PRC/SE "Che Guevara" Campobasso
Paolo Hlacia - coord. Comm. lavoro fed. PRC/SE di Trieste
Jarno Marchiori - segret. PRC/SE fed. di Busto Arsizio
Roberto Bozzi - segretario Circolo PRC/SE "Resistenza Operaia" Ozzano dell'Emilia (BO)
Matteo Mazzetti - RSA FLAI-CGIL Agriverde Coop.Soc.
Beppe Zanna - iscritto Circolo PRC/SE "Palestina Libera" di Molfetta (BA)
Federica Misturelli - Segr. Circolo PRC/SE "Karl Marx" di Londra
Carlo Cartocci - Resp. naz. PRC Italiani nel Mondo

per adesioni od contributi
inviare una mail al seguente indirizzo (provvisorio): ottobresempre@hotmail.it