Liberazione 04/11/2008 - pg. 19Bologna: «Cosa succede, cosa succede in citta…»?
Tiziano Loreti*
Tiziano Loreti*
Ho atteso fino ad ora a prendere parola per far sì che la discussione sulle prospettive del Prc per le prossime elezioni amministrative (aprile 2009) a Bologna e provincia fosse il più possibile libera da condizionamenti da parte del gruppo dirigente della Federazione di Bologna e, segnatamente, del Segretario.
Credo che, dopo che il Cpf ha definito una propria posizione, ora sia venuto il momento per esprimere pubblicamente il mio punto di vista.
Allo scorso congresso provinciale ho cercato di mettere a fuoco quella che mi pareva l'elemento determinante del nostro agire politico nelle fasi successive.
Il continuare il percorso e la ricerca della rifondazione comunista con la sua originalità e autonomia od eliminarli, trasformando il Prc in un altro soggetto politico: o su una base puramente ideologica identitaria o sulla base di una generica idea di sinistra senza qualità.
In entrambi i casi si tendeva a separare i due termini, cioè rifondazione e comunista. La rifondazione senza comunismo ha come orizzonte un nuovo centro-sinistra, una nuova alleanza subalterna al Pd in un'ipotesi che vede il governo come fine e non come mezzo.
Infatti dalla contestazione dei palazzi siamo passati all'accomodamento all'interno degli stessi; dal 'governo come mezzo' siamo passati al 'governo come fine', cioè al governismo.
Abbiamo praticato 'la riduzione del danno' (peraltro mai realizzata), introiettando l'idea - non nostra - che non ci fosse la possibilità di rompere: trovandoci così - in una condizione di crescente separazione tra politica e società - dalla parte sbagliata.
E' nell'insieme, nella somma di segno negativo di questi fatti, che siamo stati percepiti come socialmente inutili; a partire da ciò siamo stati puniti politicamente col voto; in tutto questo possiamo ritrovare le ragioni fondamentali della drammatica sconfitta del 13-14 aprile 2008.
In questo scenario il rilancio del Prc sta prima di tutto nella ricostruzione della sinistra sociale, a partire dall'opposizione al governo Berlusconi e a tutte le politiche liberiste. Non esiste alcuna ingegneria politicista o organizzativista che possa supplire a questa necessità.
Il governismo ha prodotto danni non solo dentro il parlamento, ma prima di tutto e soprattutto nei governi locali e nei territori. In quei luoghi, dove tanti oggi dicono che non siamo più radicati e presenti, dove si costruisce il senso e la materialità della convivenza tra donne e uomini, tra nativi e non nativi.
Dove o si riesce a costruire l'alternativa di società e un partito dal certo e forte radicamento - culturale e politico - nella società, o passano risposte di destra e reazionarie alla crisi del liberismo e della globalizzazione.
Dentro questo ragionamento, l'esperienza bolognese ha assunto, nostro malgrado, un'esemplarità nazionale ed il ruolo di laboratorio, anticipatore di scelte diffuse in tutto il Paese.
La sicurezza cofferatiana - quella che sarà del partito dei sindaci e del Pd veltroniano - è in realtà il cavallo di troia che contiene il nuovo disegno di società: fatto non a matita, ma a colpi di maglio.
Una sorta di modernizzazione che massacra l'intervento sociale di un'amministrazione e ne abbatte i costi (salvo che nel finanziamento alle scuole private e ai grandi, faraonici e inutili progetti infrastrutturali), riconsegnando all'impresa privata - non alla comunità delle cittadine e dei cittadini - la ricchezza e il potere di cambiare il volto della società e del territorio.
Una società nella quale i governanti dicono "arrangiatevi…e se non ce la fate, peggio per voi".
Sono convinto che abbiamo fatto bene, a contrastare questa operazione, a cercare di impedire che il cavallo venisse fatto passare entro le mura. Quando in città il sindaco ha aperto la discussione sulla questione della legalità, ci è apparso (anche se non a tutto il partito e non a tutte le forze della sinistra) sin dall'inizio chiaro che, al di là delle intenzioni ispiratrici, nella sostanza, si trattava di legittimare l'intensificazione delle tradizionali forme di repressione di tipo penale ed amministrativo, e nel ricercare un forte consenso politico e sociale a questo tipo di operazione.
In poche parole si trattava di indirizzare le ansie e le insicurezze individuali su terreni simbolici come il timore verso la 'criminalità', gli immigrati, la devianza in senso lato, rappresentati nell'immaginario collettivo come fenomeni dai quali difendersi, come minacce alla convivenza civile.
L'ossessione securitaria, la proposta di uno sviluppo senza limiti in un mondo limitato, la ricerca di una globalizzazione e di un liberismo 'dal volto umano', l'invenzione del generico cittadino/consumatore quale sostituto della divisione in classi e del conflitto sociale, sono temi sui quali l'elettorato ha dimostrato di preferire l'originale (il Pdl) alla brutta copia (il Pd).
Inutile cercare di sfuggire a un dato che la realtà ci impone: il primo banco di prova per un partito così ridefinito è lo scontro politico in vista della tornata elettorale amministrativa della prossima primavera.
La nostra iniziativa contro le politiche portate avanti da Cofferati non è mai stata una battaglia che riguardava la persona, cioè un'anomalia rispetto a quanto invece voleva un'altra parte del Pd. Infatti, nessuno degli ex dirigenti Ds o Dl ha levato voce di contrarietà quando il sindaco ha sgombrato con le ruspe i rumeni sul lungo Reno, o ha inaugurato la stagione dei sindaci sceriffo a livello nazionale. Anzi, quelle posizioni sono diventate patrimonio del Pd e ancora oggi sulla sicurezza non vedo una posizione così differente da quella della destra.
Certo la scelta di ritirarsi di Cofferati è un fatto politicamente rilevante, ma non è condizione sufficiente per modificare il nostro giudizio sul Partito Democratico e non può tanto meno far riemergere la chiamata al 'fronte comune' contro le destre o la sirena del voto utile.
Su cosa si fonda la nostra proposta programmatica per il prossimo mandato?
È per me condizione imprescindibile l'investimento economico e politico sulle questioni sociali: cultura, casa, scuola, sanità, stato e sicurezza sociali, immigrazione, questione giovanile, questione ambientale, sicurezza del e sul lavoro, lotta alla precarietà, cultura.
Io penso a una costruzione del programma che sorga attraverso una rete di relazioni con cittadini, associazioni, movimenti, centri sociali, sindacati; che fissi i punti del programma di governo e ne declini l'articolazione, le tappe e i tempi.
La proposta è l'apertura di un tavolo con tutta la sinistra sociale e politica, per verificare la possibilità - senza quindi esiti scontati - di costruzione di una proposta programmatica comune, sulla base della quale aprire un confronto con tutta la città ed anche con il Pd.
Una proposta in grado di rappresentare al meglio l'opposizione al cofferatismo piddista e la volontà di far crescere un'altra idea di città in tutte le sue variegate articolazioni.
Dentro a queste articolazioni ci sta anche la lista Bologna Città Libera (quella chiamata riduttivamente 'Lista Bifo-Monteventi').
Con queste/i compagne/i ci siamo spesso trovati fianco a fianco nelle lotte sostenute in questi anni a Bologna, ma, proprio per questo, voglio ricordargli che non hanno loro (come non abbiamo noi) "l'esclusiva" dell'opposizione; che in questi anni "loro" hanno condiviso la strada con tanti e tante militanti di Rifondazione ed ora non ci/gli si può dire che non vanno/andiamo bene perché siamo identitari e che il rispetto delle identità e delle differenze vale sempre.
Essere "altro" non significa essere "meglio" se vogliamo che percorsi differenti si intreccino nella comune battaglia per la trasformazione radicale dell'esistente. Sappiamo che ci sono tanti temi comuni. Dobbiamo lavorare su questi per rendere il più efficace possibile questa battaglia per l'umanità contro la barbarie.
Questo nostro partito negli anni passati ha vinto la lotta per la sopravvivenza e l'esistenza, per grande merito delle compagne e dei compagni e dalla convinzione che una grande idea non muoia, anche quando sembra che tutto sia perso.
Partire da quell'idea per ripartire dalla rifondazione comunista.
Un percorso non di auto-sufficienza, ma in rapporto continuo con i movimenti e la società, in una rete di relazioni dove apprendere e insegnare, dove costruire percorsi di liberazione collettiva e individuale di genere, di classe, di donne e di uomini.
Un partito che discute, elabora, lotta e fà società. Costruisce socialità, produce culture e sapere critico, mette in rete esperienze di lotta.
*segretario provinciale Prc-Se di Bologna


